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Obama innovatore? Purtroppo no: è la solita zuppa

Luigi De Marchi  -  domenica, marzo 01, 2009

Come tanti altri terrestri che non si rassegnano al pessimismo, anch’io avevo sperato che l’elezione di Obama alla Casa Bianca potesse segnare l’inizio di una nuova era per la politica interna ed estera degli Stati Uniti e, forse, di tutto l’Occidente. Ma l’annuncio di alcune cruciali iniziative di Obama sul fronte interno e internazionale mi ha profondamente deluso, costringendomi a rivedere molto, molto al ribasso le mie speranze ed aspettative ed a riconoscere che il Grande Innovatore sta per servirci la solita zuppa di furbizie e di scemenze.

In campo internazionale, dopo aver annunciato la sua risoluta volontà di chiudere subito il conflitto iracheno, egli rimanda all’agosto di quest’anno l’inizio d’un parziale ritiro delle truppe che si concluderà solo nell’agosto 2010 e che lascerà poi la bazzecola di 50.000 soldati americani in Iran praticamente sine die. Come se non bastasse, questo ritiro lento e parziale si accompagna ad un rafforzamento del corpo di spedizione americano in Afganistan, destinato a restare laggiù “fin quando nel paese non sia stata stabilmente instaurata la stabilità e la democrazia” (una patetica perifrasi per non dire “cioè per sempre”).

Insomma, il rivoluzionario Obama ricalca sostanzialmente le orme del suo folle predecessore, l’ultraconservatore George W. Bush ma, comicamente, i linciatori di Bush oggi si contentano di mugugnare. Ma, a parte queste capriole di cui la sinistra italiana ed europea è maestra, le scelte di Obama rivelano che il “grande innovatore” continua a credere, come il citrullo George W. ed i suoi citrullissimi strateghi, che il fanatismo e il terrorismo si possono combattere e vincere con la forza militare, ignorando non solo le lezioni di decenni d’inutili interventi militari ma, quel che è peggio, anche quelle della nostra psicologia politica liberale, che da decenni denuncia l’impotenza della forza militare dinanzi a individui e gruppi bramosi di morire in battaglia per assicurarsi una vita eterna allietata da 72 vergini allupate e che indica nella guerra mediatica la sola arma capace di aprire le masse succubi dei regimi dogmatici ai messaggi di libertà non solo politica ma musicale, sessuale, femminile, giovanile, educativa, artistica e religiosa del mondo libero e, così, di tagliare l’erba sotto i piedi del fanatismo, bonificando l’humus psicologico di sessuofobia, maschilismo e dogmatismo da cui esso scaturisce.

Altro che innovazione! Obama e le sue teste d’uovo ci stanno scodellando la solita zuppa, cambiandole solo il nome: da “Zuppa dell’Elefante” in “Zuppa dell’Asino”. Se, infatti, le speranze di pace della Presidenza Obama si limiteranno solo al dialogo diplomatico, quest’ultimo si risolverà in un rafforzamento dei regimi tirannici al potere e della follìa antioccidentale che questi alimentano.

Quanto alla politica interna, Obama si limita ad annunciare enormi spese dello Stato (e quindi un forte incremento della sua pressione fiscale e delle sue burocrazie) per assicurare a tutti l’assistenza sanitaria pubblica e, a parole, gratuita. Ma noi europei, e soprattutto noi italiani, sappiamo bene quanto pessimi siano i pubblici servizi gestiti dallo Stato. Quindi le “grandi riforme” promesse da Obama rischiano di risolversi nel trapianto, anche in America, della cialtroneria, dell’irresponsabilità, dell’inefficienza e degli sperperi che caratterizzano la sanità nostrana.

Anche nel campo delle riforme interne non c’è nulla che segnali, insieme alla condanna del liberismo duro e puro che ci ha regalato, con la sua “finanza allegra” la drammatica crisi ormai dilagante, anche un superamento del vecchio statalismo burocratico, inconcludente e sperperatore. Invece di proporre nuovi strumenti per rilanciare il mercato evitandone le degenerazioni, invece di affidare al privato no-profit i servizi pubblici (dalla sanità alla scuola) che lo Stato anche in America ha dimostrato di non saper gestire, Obama sembra deciso a diffondere anche in America la “santa alleanza” tra sinistra e burocrazia che ha già fatto tanti disastri in Italia e in altri paesi europei.

Insomma, caro Obama, ci hai promesso d’inventarti una nuova politica estera ed interna per gli Stati Uniti e per il mondo, ma la mia impressione è che tu abbia solo …inventato l’ombrello (e per di più un ombrello rotto e sforacchiato).

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lunedì, febbraio 23, 2009

Perché la Sinistra perde e perchè la Destra vince, per ora

La nuova batosta che il Partito Democratico ha subìto nelle recenti elezioni sarde e che ha prodotto le dimissioni di Veltroni, con le successive convulsioni per l’elezione di Franceschini, appare abbastanza inesplicabile e paradossale, a prima vista. La situazione locale, nazionale e internazionale sembrava allineare in Sardegna almeno 4 ottimi vantaggi per una riscossa del Centro-Sinistra: 1) un candidato forte e autoctono, radicato nel territorio, finanziariamente robusto, che ha dimostrato grandi capacità imprenditoriali e realizzative; 2) un avversario modesto, povero di capacità comunicative, quasi un Signor Nessuno, per usare un termine caro al teppismo giornalistico; 3) una crisi economica e sociale interna sempre più difficile che, di solito, produce crisi e scontento verso la maggioranza al governo; 4) una crisi economica e politica internazionale che minaccia di travolgere dovunque, come è accaduto in America, il governo nazionale in carica.

E invece dalle urne il candidato forte è uscito letteralmente massacrato e quello modesto trionfalmente vincitore. Certo, ci sono stati due fattori importanti a favore del Signor Nessuno: uno è stato il logoramento che il candidato della Sinistra, in quanto Governatore uscente, aveva subìto proprio per la gestione del potere regionale in momenti di vacche magre; e l’altro è stato l’appoggio continuo e pressante assicurato da Berlusconi al Signor Nessuno durante la campagna elettorale. E, naturalmente, su quest’ultimo “fattore B.” i cortigiani di Berlusconi hanno inscenato l’ennesima sviolinata al loro leader ottimo e massimo.

Ma la vittoria sarda del Centro-Destra ha, secondo me, radici ben più profonde di quelle assicurate da un fugace assist durante la campagne elettorale. Come lo stesso Berlusconi, con garbata ironia, ha ricordato alla stampa il giorno dopo, il Centro-Destra ha fatto le scarpe, nel corso degli ultimi 15 anni, a sette forti candidati messi in campo dal Centro-Sinistra: il che sta a significare chiaramente una tendenza stabile dell’elettorato a rifiutare i nobilissimi programmi del Centro Sinistra, tanto che qualche osservatore sprovveduto potrebbe domandarsi legittimamente dove siano finite le masse elettorali che, un tempo, votavano con tanto entusiasmo per la sinistra.

Io credo di avere già dato una risposta esauriente e inconfutabile (perché basata sulla forza inconfutabile dei numeri) alla domanda di questi osservatori sprovveduti. Come sanno bene i lettori del mio ultimo libro “Svolta Destra?” (Curcio Editore, Roma, 2008) nel settembre scorso ho promosso un sondaggio di opinione su un campione pienamente rappresentativo dell’elettorato di Centro-Destra (2.200 intervistati!) dal quale è emerso in modo chiarissimo che quest’elettorato, ben lungi dall’essere allineato agli atteggiamenti conservatori e clericaleggianti della dirigenza del PdL, è composto per il 75% da elettori che nutrono orientamenti nettamente laici e innovatori sui grandi temi etici e politici: dai diritti delle donne anche in materia di aborto all’educazione sessuale e contraccettiva degli adolescenti, dall’eutanasia ai rapporti tra Stato e Chiesa.

Dinanzi a questi dati inconfutabili (con un margine d’errore non superiore al 3%) è giocoforza ammettere che questa moltitudine di elettori vota per il Centro Destra non per le virtù taumaturgiche di Berlusconi ma perché considera il Centro Destra il minore dei mali (non certo il maggiore dei beni). Resta ora da vedere come e perché la Sinistra sia riuscita ad inimicarsi così stabilmente le nostre masse popolari. La risposta è semplice, se si abbandonano i luoghi comuni della politologia tradizionale, se (adottando i criteri della mia Teoria liberale della lotta di classe) si vede la vera classe sfruttata nei lavoratori dipendenti e indipendenti del privato e la vera classe sfruttatrice nella classe burocratica parassitaria e se si guarda alla composizione reale del corpo elettorale. Questo è composto, per l’85% circa, appunto di lavoratori dipendenti (50%) e indipendenti (35%) del privato, che vedono ogni mese dimezzato il loro reddito dalle rapine fiscali inflitte dallo Stato per pagare le sue sterminate, privilegiate e improduttive burocrazie.

In questa vera lotta di classe del nostro tempo la Sinistra si schiera apertamente contro i lavoratori indipendenti del privato (arrivando a farne, com’è accaduto col Governo Prodi, i responsabili del disastro finanziario pubblico) e tacitamente anche contro i lavoratori dipendenti del privato, sempre sacrificati sul piano salariale, sindacale e normativo alla classe storicamente prediletta dalle sinistre d’ogni marca: appunto la burocrazia. Insomma, la Sinistra (sia comunista che socialdemocratica) pretende da anni di governare calpestando gl’interessi di 4/5 dell’elettorato, cioè proteggendo la classe minoritaria, parassitaria e sfruttatrice e denigrando o discriminando la classe maggioritaria, produttiva e sfruttata. Per molti decenni essa è riuscita a nascondere il suo gioco ignobile con la demagogia politica, ma negli ultimi tempi la classe sfruttata ha capito quel gioco e, non a caso, in varie zone del Nord dipendenti e imprenditori hanno votato assieme per il Centro-Destra.

Ma anche la dirigenza del Centro-Destra non può vivere eternamente di rendita sull’ottusità del Centro-Sinistra né continuare ad ignorare impunemente gli orientamenti laici e innovatori del suo elettorato. Finchè ignora questi orientamenti su temi ideologici come l’indipendenza dal Vaticano, o marginali come la procreazione assistita, l’elettorato può anche continuare a considerarla il minore dei mali, ma quando la dirigenza clerical-conservatrice di Centro Destra invade problemi generali e personali come il testamento biologico (cioè il diritto di ciascuno a morire a modo proprio) allora rischia grosso.