Magdi Allam, un enigma angosciante

Luigi De Marchi  - marzo 2008

La conversione di Magdi Allam al cattolicesimo è stata per me un enigma angosciante. Certo, da un punto di vista formale, essa ha qualche tratto in comune con le analoghe conversioni al cattolicesimo di molto intellettuali famosi del ‘900, che abbandonarono le rispettive chiese per abbracciare quella di Roma. E può ben darsi che alla decisione di Magdi abbia concorso, come in tanti convertiti inglesi e americani del secolo scorso, il grande fascino esercitato dal mondo cattolico (così ricco di poemi, architetture, sculture e pitture fiammeggianti e sensuali) sull’animo dei fedeli di altre chiese, delusi dalla freddezza dei loro templi deprivati d’ogni immagine sacra: una deprivazione che, come è noto, caratterizza anche l’Islam.

Riflessioni sulla crisi della famiglia

Luigi De Marchi  -  giovedì, luglio 27, 2006

Un recente numero del Supplemento Donna di 'Repubblica' ha pubblicato un ampio servizio sulla crisi della famiglia intitolato '2050: la famiglia scompare' che mi sembra importante, oltre che per quello che dice, anche e soprattutto per quello che tace.

Galimberti, l'intellettualone insensato

Luigi De Marchi  domenica 13 settembre 2009

Sfogliando "D" (il supplemento femminile di Repubblica,) del 12 sttembre 2009, mi sono imbattuto in uno dei tanti spazi che quella casa editrice accorda a Umberto Galimberti e ho letto un articolo che, sovrstato da una foto di Galimberti in posa di pensatore (con la testa tra le mani e gli occhi di fascinatore puntate sulle lettrici), iniziava così: "Per vivere, l'uomo ha bisogno di costruirsi un senso in vista della morte, che è l'implosione di ogni senso". Confesso che l'incipit mi ha fatto trasecolare, perchè tre anni fa avevo letto, in un'altra lenzuolata di saggezza galimbertiana pubblicata da "Repubblica", parole ben diverse, per non dire opposte:
"Il bisogno di significato - scriveva allora il nostro Umberto - è solo il prodotto d'una cultura, quella giudaico-cristiana, di cui siamo, volenti o nolenti, rampolli". E sentendosi ovviamente superiore a certi bambocceschi bisogni, Galimberti continuava:

Etica e libertà

Luigi De Marchi  -  venerdì, gennaio 18, 2008

Un giovane filosofo, Fabrizio Amadori, affronta in un paio di suoi scritti recenti due grandi problemi del nostro tempo. In un libro dell’Editrice Acquaviva giunto in questi giorni in libreria e intitolato “I giovani e il potere”, egli discute il problema della condizione giovanile nella società contemporanea mentre, in un saggio pubblicato sulla rivista filosofica “ Filosofia” (edita da Mursia e diretta da Vittorio Mathieu) affronta la più vasta questione del rapporto tra etica e libertà, un rapporto che da sempre è stato controverso ma che, nelle opere d’uno dei nostri maggiori filosofi, Emanuele Severino, sembra essere precipitato in un conflitto insanabile. Mi sembra utile discutere i due saggi di Amadori perché, sebbene l’autore affronti i suoi temi con molto acume, essi rivelano a mio parere i limiti della filosofia nel senso tradizionale della parola, cioè di una filosofia che pretenda (ricalcando le orme di Benedetto Croce) di trattare ogni questione senza utilizzare il contributo prezioso che può venirle dalle scienze umane in genere e dalla psicologia in particolare.

Bambini, cavoli e nonni

08.01.06

“Una volta dicevamo ai nostri figli che i bambini nascono sotto i cavoli; Oggi gli diciamo che il nonno è andato in America”. Con questa battuta carica di humor nero il sociologo inglese Geoffrey Gorer intendeva segnalarci già 30 anni fa che il massimo tabù della nostra cultura non è più il sesso, ma la morte.Tutto ciò è pienamente comprensibile, del resto, perché il pensiero moderno, abbattendo i dogmi e le certezze della tradizione religiosa, ha abbattuto anche, a volte senza neppure accorgersene, le barriere che la psiche umana aveva costruito, fin dai primordi della civiltà, per difendersi dall’angoscia della morte. A quei dogmi ed a quelle certezze, infatti, erano ancorate le promesse di salvezza e d’immortalità offerte dalla nostra come da ogni altra religione ai seguaci della Vera Chiesa e della Vera Fede.

Antigone e i padri padroni

Luigi De Marchi  - 20050509

La cronaca nera mediorientale si è intrecciata in questi giorni con la cronaca culturale in modo drammatico ma, al tempo stesso, ricco di suggestioni. “Repubblica”, nelle sue pagine culturali, ha pubblicato l’annuncio d’una lettura dell’”Antigone” di Sofocle affidata a Monica Guerritore e Luca Lazzareschi ed inserita in un ciclo di letture di testi classici sui grandi temi della Legge e della Giustizia, che si sta svolgendo a Bologna.

Ajello, la cultura di destra

la pagliuzza e il trave 08.06

Leggendo su “Repubblica”dell’11 luglio (2006) un lungo articolo di Nello Ajello sulla cultura (o incultura) di destra mi sono subito balzati in mente due motti famosi: “Se Cartagine piange, Roma non ride” e “Vedono la pagliuzza nell’occhio altrui ma non vedono il trave nel proprio occhio”.