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Italia: rianimazione prima o dopo il decesso?

Super User - Lunedì, 25 Marzo 2013.

(di Fabio Franchi 20130325)

I nostri eletti, specie Bersani e Grillo, dimostrano una sconcertante irresponsabilità ed incapacità di valutare le conseguenze del loro rifiuto ad un accordo allargato.

Non si tratta di “inciucio” questa volta, si tratta di decidere se salvarci oppure finire proprio in quel baratro a cui ci ha avvicinato il governo Monti (ora, solo in questi giorni, chi lo aveva sostenuto per tanto tempo si è accorto dello sbaglio, vedi ad esempio l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia su il Corriere).

Mi spiego meglio: economicamente l’Italia si regge (per l'80%) sulle piccole medie imprese, che sono sempre più asfittiche e che chiudono a ritmo vertiginoso (decine di migliaia all’anno). Proprio quel popolo dei produttori a cui De Marchi spesso si era riferito. E’ necessario perciò un trattamento rianimatorio urgente se gli italiani, parassiti compresi, vogliono sopravvivere nei prossimi mesi.

Che non resti tempo lo dice chiaramente l’economista Eugenio Benetazzo (vedi suo intervento), il quale ci avverte: per quanto criticabili siano le Agenzie di rating, private e straniere, siamo dipendenti dal loro giudizio. E questo pone l’Italia ad un livello appena sopra il limite di affidabilità. Ancora uno scalino più sotto (ovvero un ulteriore downgrading) ed i nostri titoli di debito statale saranno venduti da quasi tutti i grandi investitori per eccessiva rischiosità. Questo comporterà un’esplosione del debito pubblico, quindi ad un possibile commissariamento da parte dell’Europa oppure al fallimento dichiarato con pesanti conseguenze ed uscita dall’Europa.

Non è il momento quindi di discussioni sulla ottimale terapia da implementare: la rianimazione può servire solo se il paziente è ancora vivo, ripristinando velocemente circolazione e respirazione. Il resto dopo, immediatamente dopo. La rianimazione dopo il decesso non serve.

La manovra rianimatoria indispensabile ed immediata consiste nello sbloccare i debiti dello Stato verso i privati. Si tratta di 80-100 miliardi che sono tolti alla economia reale ed indispensabili alla sopravvivenza di molte imprese. Mentre lo Stato è inflessibile nell’esigere ed incassare puntualmente tasse e balzelli, con il corollario di sanzioni ed interessi usurai, impedisce addirittura la compensazione tra debiti e crediti, col risultato di portare a fallimenti a catena, suicidi, disoccupazione galoppante. La conseguenza sarà ulteriore downgrading e fallimento dichiarato. In sintesi, nel momento di grave pericolo, i politici dovrebbero avere la responsabilità di accordarsi e riporre i coltelli in questo frangente grave: Togliatti ne fu capace in situazione del dopoguerra per certi versi analoga all'attuale.

 

NB Gli stessi ottusi ed arroganti euroburocrati in questi giorni si sono accorti di quanto si sia vicini all’implosione dell’Italia con conseguente grave rischio per l’Europa e sé stessi. Perciò si sono dichiarati favorevoli a concedere lo sblocco dei pagamenti dovuti dallo Stato ai privati. Da ciò si desume che il governo Monti era stato precedentemente istruito a non onorarli. Monti si è dimostrato una volta di più una iattura per gli italiani. Neanche ora provvede a rimediare.

Ernesto Galli della Loggia editoriale "Ciò che il Centro non ha capito"

Eugenio Benetazzo editoriale "Adesso abbiate paura"